Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.

Dimmi e lo dimenticherò, mostrami e potrò ricordarlo, coinvolgimi e lo capirò. Confucio


Meditare camminando: una pratica comune a diverse culture e tradizioni


Le pratiche di meditazione camminata più note sono probabilmente quelle che derivano dalla tradizione zen, ma sono molte le culture che nel corso di millenni, in tempi e luoghi anche molto distanti, hanno collegato il cammino alla spiritualità e alla guarigione: per esempio, gli sciamani toltechi del Messico praticano le cosiddette “camminate dell’attenzione” in cui, con particolari esercizi di direzione consapevole dello sguardo (che ricordano le focalizzazioni dello yoga), si sostiene e si dirige l’attenzione distogliendola dal continuo dialogo dei pensieri che affollano la mente.

Ne troviamo un esempio anche nella storia della cultura occidentale: i pellegrinaggi medievali conducevano i fedeli, a piedi, verso luoghi importanti per la fede religiosa (Roma, o Santiago in Spagna), ma filosofi, mistici e pellegrini nei loro scritti indicano che il cammino stesso è la vera meta del viaggio, un percorso dello spirito oltre che del corpo. Tant’è vero che oggi si riscopre il valore di questi percorsi e nel ventunesimo secolo nuovi viaggiatori si mettono in cammino sulla via Francigena, o sul cammino di Santiago, non necessariamente per scopi religiosi, ma di ricerca interiore.

Ma è la tradizione del buddismo zen che ha fatto della camminata una vera e propria forma di meditazione in movimento.

“Si narra che quando venne chiesto al Buddha in che cosa consistesse il suo insegnamento, rispose: sediamo, camminiamo, mangiamo. Di fronte all’obiezione che tutti lo fanno, la risposta fu: quando noi mangiamo, sappiamo di mangiare. Quando sediamo, sappiamo di sedere. E quando camminiamo, sappiamo di camminare. Il Buddha definì quindi il camminare consapevole – e così sedere, mangiare, e via dicendo – come l’essenza del suo insegnamento.” (Volker Winkler, Meditazione Camminata)

Camminare consapevolmente: cosa significa e quali sono i benefici?

Camminare applicando le virtù di consapevolezza, concentrazione e chiara comprensione è un esercizio che può aiutare ad approfondire la nostra visione delle cose e di noi stessi. Cosa significa? Ne dà una spiegazione poetica e accessibile a tutti Thich Nhat Hanh, monaco e maestro zen vietnamita la cui influenza è stata determinante nel buddismo moderno e nel movimento della mindfulness:

“Meditazione camminata significa gustare la camminata, camminare non per arrivare, ma semplicemente per camminare. Lo scopo è radicarsi nel presente e, consapevoli di respirare e di camminare, gustare ogni passo. Perciò dobbiamo scrollarci di dosso ansie e preoccupazioni, non pensare al futuro, non pensare al passato, ma solo gustare l’attimo presente. Possiamo farlo tenendo per mano un bambino. Camminiamo un passo dopo l’altro, come se fossimo le persone più felici del mondo. Noi camminiamo continuamente, ma di solito lo facciamo correndo, e in questo modo lasciamo sulla Terra impronte di ansie e di dolore. Quando camminiamo, dovremmo farlo in modo da lasciare solo impronte di pace e di serenità. Tutti possiamo farlo, a patto di volerlo davvero.” (Thich Nhat Hanh, La pace è ogni passo. Ubaldini Editore)


Dunque la camminata meditativa è alla portata di tutti, serve solo “il proposito di essere felici”, e ai noti benefici dell’esercizio aerobico accompagna effetti straordinari per la mente e lo spirito: calma i pensieri che affollano la mente, fa scivolar via lo stress e le preoccupazioni quotidiane, aumenta la capacità di attenzione su ciò che ci circonda senza “farci risucchiare dai nostri pensieri” e in ultimo conduce infine all’auto-liberazione – che, ricordano i maestri zen, può avvenire solo vivendo appieno il presente, senza restare bloccati nel passato né proiettarsi ansiosamente nel futuro.

Hai provato a meditare, ma ti è stato difficile restare fermo seduto per lungo tempo, per ragioni fisiche o perché in quella posizione ancora fatichi a mantenere la concentrazione? Meditare camminando può essere anche un’alternativa valida ed efficace per chi vuole avvicinarsi alla meditazione, ma non può o non riesce a stare seduto, e sono numerose le scuole di meditazione che la propongono come primo approccio.

Le scuole buddiste di meditazione camminata

La meditazione zen: Kinhin
Nel buddismo zen giapponese la meditazione camminata si chiama kinhin e tradizionalmente viene eseguita nell’intervallo tra una sessione e l’altra di meditazione seduta, chiamata zazen. I praticanti camminano in cerchio, in senso orario, all’interno della zendo, la sala di meditazione.

La meditazione kinhin si esegue camminando con la schiena ben diritta, ma non rigida, il peso ben distribuito su entrambi i piedi; si inizia con il piede destro e ogni passo è sincronizzato con il respiro; lo sguardo è abbassato al pavimento e le mani formano il mudra shasu: il pollice della mano sinistra è ripiegato sul palmo e stretto dalle altre dita, la mano sinistra si poggia sulla pancia all’altezza dell’ombelico e la mano destra la copre, con il pollice destro poggiato sullo spazio formato tra il pollice e l’indice sinistro.

Alcune scuole zen incoraggiano i praticanti a eseguire non solo la meditazione kinhin “classica” formulata in questo modo, ma a cercare di camminare consapevolmente nel quotidiano, ogni qual volta possibile.

La meditazione Vipassana
Anche la meditazione Vipassana, che fa parte della tradizione del buddismo theravada, diffuso nell’Asia meridionale e nel Sud-Est Asiatico (Sri Lanka, Tailandia, Cambogia, Laos…), prevede una forma di camminata meditativa, che è una parte essenziale sia della pratica che dello stile di vita di chi segue questi insegnamenti. Nei monasteri tailandesi, i monaci camminano per lunghe ore per sviluppare la concentrazione, a volte persino per dieci ore al giorno o più.

Il percorso in questa forma di meditazione non è circolare, ma lineare e breve: si percorrono pochi metri, avanti e indietro, ripetutamente, mentre la mente prende consapevolezza dei piedi, delle gambe, di ogni movimento e della sensazione che arriva dal contatto dei piedi col suolo. Rispetto ad altre forme di meditazione, la Vipassana è meno legata all’astrazione dai sensi, ma anzi mira a sviluppare una grande consapevolezza degli stimoli sensoriali e dell’attività mentale: chi la pratica resta quindi fortemente concentrato sul presente, sul qui e ora, e osserva ogni percezione e sensazione mentre entra nello spazio della sua coscienza, vi permane e infine ne esce.

La meditazione camminata di Thich Nhat Hanh
Il maestro buddista Thich Nhat Hanh, autore di libri molto belli e noti, alcuni dei quali dedicati proprio a meditazione e cammino, ha proposto uno stile di camminata meditativa meno formale, accessibile a tutti, ma non per questo meno efficace. Una delle caratteristiche della meditazione insegnata da Thich Nath Hanh è l’uso di visualizzazioni e di affermazioni, cioè parole e frasi che agiscono come veri e propri mantra e aiutano a creare stati mentali positivi.

La meditazione camminata di Thich Nhat Hanh si applica facilmente alla vita di tutti i giorni e segue delle semplici indicazioni:

cammina lentamente, con calma e nel modo che ti è più comodo;
presta attenzione a ogni movimento, a ogni passo e resta concentrato nel momento presente;
sii gentile con la terra, “accarezzala” e non colpirla con passi pesanti;
puoi meditare camminando anche al chiuso, naturalmente, ma prova uscire all’aperto: scegli la campagna, oppure un parco o un giardino, e ammira la natura, senti l’aria che ti circonda; ma puoi osservare tutto quanto c’è di bello e toccante intorno a te anche per le strade della in città, se non puoi recarti altrove;
non pensare al punto di arrivo della tua passeggiata: ciò che conta è il percorso;
respira consapevolmente e in sincrono con il passo;
mentalmente, ripeti una formula (“sono arrivato/sono a casa”, “sono nel qui/sono nell’ora”, “sono saldo/sono libero”) sincronizzandola con ogni inspiro ed espiro, per esempio:
“possiamo aggiungere le parole: “In, in, in. Out, out, out”. “In” ci aiuta a identificare l’inspirazione. Chiamare una cosa con il suo nome la rende più vera, è come dire il nome di un amico.” (Thich Nhat Han)

La camminata e lo yoga
Anche nello yoga, per la precisione nella tradizione kundalini, troviamo una tecnica di camminata consapevole: si chiama Breathwalk ed è stata studiata, insegnata e messa in pratica (anche a fini terapeutici) dal maestro Yogi Bhajan e da Gurucharan Singh Khalsa. Il Breathwalk non è una tecnica semplice, o meglio: i suoi esercizi e tempi di pratica sono accessibili a tutti, ma una sessione si compone di cinque parti diverse, per imparare le quali è utile, almeno all’inizio, la guida di un insegnante o un buon libro.

Articolo tratto da: www.leviedeldharma.it