LA CORSA
Lo spirito del wellrunness, correre per vivere meglio
Â
Lo scopo della nostra attività è di imparare a correre in modo che, una volta appreso come correre, lo si faccia per sempre. È questo lo spirito del wellrunness, del correre per vivere meglio. L'obbiettivo è molto ambizioso e non è detto che lo si centri in pieno. E’ facile verificare che la vita media di un runner è insolitamente bassa e soprattutto la pratica della corsa tende a essere molto discontinua. È molto bassa la percentuale di chi ha corso per 20-30 anni senza lunghe interruzioni. Per contro non è affatto bassa la percentuale di chi "ci ha provato", di chi, spinto da una motivazione più o meno forte, ha messo le scarpette ai piedi e ha corso per un mese, un anno o qualche stagione. Poi, magari al venire meno della motivazione, è ritornato fra le fila dei sedentari o dei similsedentari. Riteniamo che questa realtà dipenda dal fatto che correre costa fatica. La corsa può essere una bellissima esperienza, ma per provare le sensazioni positive è necessario superare una certa soglia di fatica. Questa soglia è sicuramente modificabile con l'allenamento stesso (ed è quello che si prefiggono gli allenamenti per i principianti), ma resta comunque presente per tutta la nostra vita di runner. La domanda che dobbiamo porci relativamente alla nostra passione per la corsa è:
M > FP?
Ovvero, la motivazione è superiore alla fatica percepita? Deve essere vero per tutti gli sport, ma per la corsa (e gli sport) di resistenza in particolare.
Â
Le motivazioni
Â
Non è questa la sede per esaminare in dettaglio le svariate motivazioni che portano la gente a correre. È però importante verificarne la durata potenziale nel tempo. Purtroppo vedremo che la maggior parte di dette motivazioni sono temporanee, cioè particolarmente effimere.
 Corro per dimagrire (principiante) Consideriamo una persona che vuole dimagrire. Capendo la necessità di praticare un'attività fisica, si iscriverà a una palestra oppure deciderà di mettersi a correre o comprerà una bici con cui praticare ciclismo o farà Nordic Walking. In ogni caso parte da una motivazione molto forte. Se i risultati saranno inizialmente positivi (ciò dipende soprattutto dal praticare bene lo sport prescelto), continuerà . Una volta dimagrito, la motivazione iniziale non sarà più una molla e il soggetto si ritroverà solo con la sua fatica. Avrà imparato probabilmente che la corsa può essere molto piacevole, ma questo apprendimento in realtà vuol dire che in lui sono nate altre motivazioni (socializzazione, agonismo, salutismo ecc.). Solo se queste motivazioni sono durevoli, correrà per sempre. Usiamo il termine principiante perché nell'oltre 80% delle persone che iniziano a correre è presente la preoccupazione di arrivare a un peso forma migliore di quello che hanno.  Corro per socializzare  La socializzazione è una motivazione sicuramente positiva e probabilmente è presente in quasi tutti coloro che corrono, ma se è l'unica difficilmente risulta duratura. Lo sgretolarsi del gruppo, impegni di lavoro più pressanti, il formarsi di nuove amicizie al di fuori dell'ambito sportivo ecc. sono i fattori che tendono a ridurre nel tempo la durata della motivazione socializzazione. Inoltre chi corre solo in base alla socializzazione difficilmente trova piacevole correre da solo e non è in grado di mantenere uno stato di forma adeguata con risultati non molto distanti da quelli del sedentario per ciò che concerne la salute e l'invecchiamento.  Corro per sentirmi in forma (jogger) Il jogger è colui che pratica la corsa a livello di fitness. Il fitness si preoccupa dell'efficienza fisica momentanea senza una strategia a medio-lungo termine. Non a caso nelle palestre si praticano forme di attività fisica che tendono a gratificare immediatamente il cliente, ma che dal punto di vista salutistico non offrono grandi vantaggi Per l'amante del fitness, una corsettina di qualche chilometro nell'aria fresca di una stupenda giornata primaverile è sicuramente un fatto positivo, mentre in realtà , pur essendo un fatto piacevole, non rientra nelle attività che garantiscono un benessere duraturo. Il jogger è colui che si ferma al benessere immediato della corsa, senza inserirla in un piano organico di miglioramento della propria vita. Il jogger non ha una conoscenza tecnica della corsa, non ha una dimensione competitiva, né dà particolare importanza ai rapporti sociali (è spesso il corridore solitario del parco cittadino alla domenica mattina). Spesso è un atleta stagionale, che corre cioè in primavera e in autunno, quando non fa troppo caldo o troppo freddo; in tal modo il suo grado di allenamento è altalenante, mai ottimale. La preoccupazione salutistica (anziché il piacere salutistico di sentirsi bene) prende spesso il sopravvento, impedendogli di oltrepassare per prudenza certi limiti che garantiscono un allenamento accettabile. Spesso è vittima di luoghi comuni come il netto peggioramento delle prestazioni con l'età o l'inevitabile pancetta del quarantenne. È evidente che la motivazione del jogger resta finché resta il piacere di correre. Quindi è veramente effimera, anche perché con il progredire dell'età per il jogger è naturale fare più fatica e quindi ridimensionare la qualità e la quantità della corsa.  Corro per migliorare le mie prestazioni (recordman) Il recordman è colui che corre semplicemente perché vuole migliorarsi. Dal principiante al jogger, quando il soggetto introduce anche un'attenzione alla prestazione vuol dire che diventa runner. Vuole mettersi alla prova, il più delle volte senza arrivare a fare di questa prova una vera e propria mania (contraddistinta da atteggiamenti estremi, del tipo "in allenamento bisogna sputare sangue"). Asseconda semplicemente la motivazione di far funzionare al meglio il proprio corpo, verificando tale efficienza con la prestazione. Curiosamente la motivazione del recordman non riguarda solo individui giovani, ma spesso è presente anche in soggetti di media età per i quali fare il record è una forma di immortalità (e il quarantenne che da sedentario ha scoperto lo sport spesso si sente tale). Una volta che ha esaurito tutte le cartucce (peso ottimizzato, allenamenti perfetti come frequenza, intensità e durata, esperienza notevole ecc.) e non migliora più, gli si apre davanti un terribile bivio: o smette o trova un'altra motivazione.  Corro per migliorare la mia autostima (selftester) A differenza del recordman, che si mette alla prova senza implicazioni psicologiche, il selftester basa la propria autostima sul raggiungimento dell'obbiettivo sportivo. Correre una maratona non è tanto una barriera sfidante quanto un voto che il soggetto dà a sé stesso. Tipiche del selftester sono anche le sfide impossibili, come le ultramaratone o la maratona corsa da sedentario a maratoneta in sei mesi. In realtà lo sport non è visto come valore a sé stante, ma è semplicemente un mezzo con cui dire "valgo qualcosa". Fortunatamente questa motivazione non è molto comune, ma in genere è effimera proprio perché lo sport è un mezzo e non un valore: se non raggiungo l'obbiettivo in tempi brevi, la carenza di autostima mi convincerà che comunque "sono negato"; se raggiungo l'obbiettivo, posso continuare (anche per anni) finché ci riesco, poi, appena vengo ridimensionato, non ho più motivazioni e mi accontento di vivere di ricordi.  Corro per la salute (salutista) Spingendosi un po' più in là del semplice jogger, il salutista capisce l'importanza dello sport non solo per un benessere immediato (la splendida sensazione del dopo-doccia), ma anche a medio-lungo termine. Per questo inserisce lo sport in un piano strategico che ha come fine un buon stile di vita. Consideriamo un soggetto che corre un paio di volte alla settimana, va in palestra il giovedì, gioca una partita di tennis al sabato, ama passeggiare la domenica, facendo escursioni in montagna, cura il proprio aspetto e mangia genuinamente, ha una visione positiva della vita, del lavoro, dei rapporti umani, gestisce in modo costruttivo lo stress delle sue giornate ecc.: è sicuramente un individuo che ricerca il proprio stato ottimale di forma, che ama il fitness ed è attento alla qualità della sua esistenza. Nonostante ciò, sebbene sia avvantaggiato rispetto alla maggior parte delle persone, non è in grado di cambiare radicalmente le statistiche: probabilmente invecchierà come chi non va in palestra e dopo qualche anno i suoi colpi a tennis diverranno meno potenti e i suoi scatti meno guizzanti; probabilmente il chilo di peso in più presto si trasformerà in una pancetta che sua moglie potrà trovare anche sexy; probabilmente le sue vacanze diventeranno sempre più sedentarie e non si unirà più ai figli nelle partite di pallone che si organizzano nel campetto davanti all'albergo in cui alloggiano. Morale della favola: appartiene al soft people. La motivazione alla corsa di un salutista è cioè correlata alla visione che la media della popolazione ha dell'attività fisica in generale.
|